Un sito web va rifatto quando smette di portare contatti, non quando è vecchio. I segnali si misurano in dieci minuti: apertura da smartphone, Core Web Vitals, versione del CMS, pagine che non rispondono a nessuna ricerca. Se struttura e contenuti reggono basta un restyling; se il problema è a monte serve un rifacimento. In entrambi i casi dominio, indirizzi delle pagine e recensioni si conservano: su Google non si riparte da zero.
Quando è ora di rifare il sito? I sette segnali
Nessuno di questi segnali è un'opinione: si verificano con strumenti gratuiti, sul proprio sito, prima di chiamare qualcuno.
- 1. Da telefono si legge male. In Italia oltre il 60% delle visite arriva da smartphone (StatCounter): se bisogna zoomare o se il menu non si apre, il sito non esiste per la maggioranza di chi lo cerca.
- 2. I Core Web Vitals sono fuori soglia. Google misura tre valori sui visitatori reali: caricamento del contenuto principale (LCP) entro 2,5 secondi, reattività (INP) entro 200 millisecondi, stabilità del layout (CLS) entro 0,1 (web.dev, Web Vitals). Si leggono in Search Console o su PageSpeed Insights: se sono rossi, la velocità non è un dettaglio da sistemare dopo.
- 3. Non è in HTTPS, o il certificato è scaduto. Il browser mostra «non sicuro» accanto al tuo nome. È il segnale più facile da correggere e il più dannoso da lasciare lì.
- 4. Il CMS è fermo a una versione che nessuno aggiorna. Un WordPress con plugin non aggiornati da anni non è solo lento: è la porta d'ingresso più usata per compromettere i siti delle PMI. Se il fornitore che lo aggiornava non c'è più, il sito è già fuori controllo.
- 5. Le pagine non rispondono a nessuna ricerca. Apri Search Console: se le pagine dei servizi ricevono zero impression per le parole con cui i clienti ti cercano, il problema non è la grafica ma la struttura — e la grafica nuova non lo risolve.
- 6. I contatti dal sito sono calati, o non li misuri. Un sito che porta richieste si tiene; uno che non le porta più va capito prima di essere rifatto. Senza un modulo di contatto tracciato non puoi saperlo.
- 7. Per cambiare un prezzo devi chiamare qualcuno. Se aggiornare un testo o una foto richiede un intervento tecnico, il sito invecchia da solo: i contenuti restano quelli del giorno del lancio.
Tre o più segnali insieme, e soprattutto il 5 e il 6, dicono che il sito va rifatto. Uno o due, in genere il 1 e il 2, dicono che basta un restyling.
Restyling o rifacimento completo?
Il restyling cambia il contenitore; il rifacimento cambia anche il contenuto. Nel restyling si tengono struttura delle pagine, testi e indirizzi, e si rifanno grafica, codice e velocità. Nel rifacimento si riparte dalle domande: quali pagine servono, cosa deve succedere su ognuna, con quale tecnologia. La scelta dipende da dove sta il problema, non da quanto è vecchio il sito.
| Aspetto | Restyling | Rifacimento completo |
|---|---|---|
| Struttura delle pagine | Resta | Si ridisegna sulle ricerche reali |
| Testi | Restano, con ritocchi | Si riscrivono |
| Indirizzi delle pagine (URL) | Invariati | Nuovi, con redirect da quelli vecchi |
| Grafica e codice | Nuovi | Nuovi |
| Tecnologia | Può restare la stessa | Si sceglie da capo (noi: Next.js, niente CMS da mantenere) |
| Quando conviene | Il sito porta contatti ma è lento o datato | Il sito non risponde alle ricerche o non si può più aggiornare |
| Tempi indicativi | Più brevi di un sito nuovo | 4-6 settimane o più |
Cosa si salva del sito che hai già?
La paura più comune è «perdo tutto quello che ho costruito su Google». Non è così, a patto di salvare le cose giuste.
- Il dominio. Resta lo stesso, con la sua storia. Se il fornitore precedente lo ha intestato a sé, il primo passo del progetto è riportarlo a te: senza dominio in mano non si rifà nulla.
- Gli indirizzi delle pagine. Ogni URL che oggi riceve visite o che è linkato da altri siti va mantenuto, oppure reindirizzato in modo permanente (301) al nuovo. Google spiega che i redirect permanenti trasferiscono i segnali della vecchia pagina alla nuova (Search Central, redirect).
- Le recensioni. Vivono sulla scheda Google dell'attività, non sul sito: non si toccano. Un sito rifatto le mostra meglio di prima.
- I testi che funzionano. Le pagine che oggi ricevono impression in Search Console contengono parole che Google ha già associato a te: si riscrivono partendo da quelle, non si buttano.
- Foto, loghi, documenti. Tutto ciò che è tuo si riusa; quello che era stock si può sostituire con materiale vero, che rende di più.
- Search Console e Analytics. Le proprietà restano collegate al dominio: lo storico non si perde, e serve proprio per confrontare prima e dopo.
Quanto costa rifare un sito web?
Nel nostro listino non esiste una tariffa «restyling» separata: un sito rifatto parte da 4.000 € + IVA per un sito vetrina, come un sito nuovo, e da 10.000 € per un e-commerce. Quello che si salva del sito esistente non abbassa il prezzo di partenza ma toglie voci e settimane al progetto: se i testi ci sono già e la struttura regge, cadono le fasi di architettura e copywriting, che sono le più lunghe.
Le voci che fanno variare il prezzo sono le stesse di un sito nuovo: numero di pagine, lingue, integrazioni (booking engine, gestionale, pagamenti), fotografie e testi da produrre. Il dettaglio di cosa è incluso, il canone dal secondo anno e il confronto fra template, freelance e agenzia sono nella pagina quanto costa un sito web; per una stima immediata voce per voce c'è il calcolatore del costo.
Un'avvertenza sui preventivi «restyling» a poche centinaia di euro: di solito comprano un tema grafico nuovo sopra lo stesso CMS, con gli stessi plugin e la stessa velocità. Il sito sembra nuovo per un mese e i sette segnali restano tutti dov'erano.
Come si migra senza perdere il posizionamento
Google documenta il processo di migrazione di un sito con cambio di URL (Search Central, site move) e raccomanda di mantenere i redirect attivi il più a lungo possibile, in ogni caso almeno un anno. In pratica sono cinque passi.
- Inventario delle pagine che contano. Da Search Console si esportano le pagine con impression e clic negli ultimi dodici mesi, e da Analytics quelle con visite: è la lista di ciò che non si può perdere.
- Mappa dei redirect. Per ogni vecchio URL si decide il nuovo URL corrispondente, uno a uno. Le pagine senza equivalente vanno a quella più vicina per argomento, non alla home.
- Nuovo sito su ambiente di prova. Si costruisce e si collauda su un indirizzo non indicizzato, con i redirect già configurati e testati.
- Lancio e verifica dei redirect. Il giorno del lancio si controlla che ogni vecchio URL risponda 301 verso il nuovo, si invia la nuova sitemap e si conferma la proprietà in Search Console.
- Monitoraggio per almeno tre mesi. Impression e posizioni si confrontano settimana per settimana con lo storico: gli errori di scansione che compaiono si correggono subito.
Migrare da WordPress: cosa cambia davvero
La domanda che riceviamo più spesso non è «rifate il sito?» ma «lo rifate su WordPress?». No, e vale la pena spiegare perché in modo concreto. Un sito WordPress vive di un CMS, di un tema e di una decina di plugin che vanno aggiornati ogni settimana: se nessuno lo fa, si rallenta e diventa vulnerabile. Noi costruiamo in Next.js, che genera pagine statiche: niente pannello da difendere, niente plugin da aggiornare, e i Core Web Vitals in soglia per costruzione.
Cosa cambia per te: i contenuti si aggiornano comunque in autonomia, con un'interfaccia più semplice di quella di WordPress; il canone annuale copre hosting, backup e modifiche invece di aggiornamenti di sicurezza a chiamata. Cosa non cambia: dominio, indirizzi, recensioni e i testi che funzionano si migrano come descritto sopra. Il confronto completo fra le tecnologie è nella pagina sulla realizzazione di siti web professionali.
Gli errori che fanno perdere traffico dopo un rifacimento
- Cambiare gli URL senza redirect. È la causa numero uno dei crolli dopo un lancio: ogni pagina che spariva senza reindirizzamento porta con sé i link e le posizioni che aveva.
- Redirect tutti verso la home. Google li tratta come un errore «soft 404»: il segnale della vecchia pagina non passa a nessuna pagina nuova.
- Lasciare l'ambiente di prova indicizzabile. Due copie del sito online per settimane sono contenuto duplicato che confonde la scansione.
- Accorciare i testi «perché adesso il design è pulito». Le pagine che rankavano lo facevano anche per i testi. Il nuovo sito può presentarli meglio, non toglierli.
- Non aggiornare la sitemap e Search Console. Senza, Google scopre le nuove pagine con settimane di ritardo.
- Perdere il controllo del dominio. Se il dominio è intestato al vecchio fornitore, il rifacimento va fatto dopo il trasferimento, non prima.
Un esempio reale di rifacimento è il caso Termoidraulica Orandi: da un sito datato a una vetrina che porta richieste, con la stessa storia aziendale e lo stesso dominio.
